
QUALI SONO I RISULTATI DELLA NOSTRA SCUOLA
Molti di voi si chiederanno quali sono i risultati che questa scuola può offrire in prova della bontà dei propri metodi.
Questa domanda è totalmente mal riposta, e sarebbe come tornare nel XVII secolo e chiedere all’Inquisizione quante sono le “vere” streghe condannate: la loro risposta, qualunque essa sia, sarebbe in completo conflitto di interesse, e comunque non ci dirà nulla sulla bontà del loro metodo per giudicarle.
Per questo motivo, la nostra scuola, semplicemente, in tutta onestà e trasparenza, non fornisce risultati.
Questi, infatti - sebbene in apparenza freddi ed oggettivi – appaiono presumibilmente fuorvianti rispetto alla bontà di un metodo, considerato che misurano il “quanto”, non il “come”, e tralasciano – poiché controproducenti rispetto all'obbiettivo di “farsi pubblicità”- fattori che ugualmente sono stati determinanti nel superamento del concorso.
Andiamo a spiegarci meglio.
Le statistiche possono essere costruite in modo vario; ad es.: “L'X per cento degli iscritti alla scuola ha superato il concorso notarile”; oppure:
“L'X per cento dei vincitori dell'ultimo concorso notarile ha frequentato questa scuola”; oppure ancora: “X notai in esercizio provengono da questa scuola”; ecc..
Ognuna di queste statistiche, a ben esaminarla – se la utilizzassimo – non si rivelerebbe altro che mera pubblicità volta a tentare la mente di chi la legge inconsciamente accarezzando il suo desiderio di rientrare, in futuro, nel numero di quelli che hanno superato il concorso, ed a cui queste fanno riferimento.
Tale desiderio è facilmente comprensibile, ma non ha alcuna relazione con i numeri forniti come esempio della validità del proprio metodo, e sarebbe da parte nostra una estrema scorrettezza.
Se sostenessimo che “L'X per cento dei vincitori dell'ultimo concorso” oppure “X notai in esercizio” hanno frequentato questa scuola, staremmo facendolo leva su un inganno mentale noto come survivorship bias, cioè “pregiudizio del sopravvissuto”:
Queste statistiche non sono attendibili poiché contano, nel loro numero, soltanto le persone che hanno raggiunto l'obbiettivo, tralasciando completamente coloro che non l'hanno raggiunto.
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E, soprattutto, non fornirebbero spiegazioni sulla causa del successo dei primi e dell'insuccesso dei secondi, che potrebbe derivare da un numero sterminato e casuale di ragioni.
Per meglio comprendere, estremizzando: se questa scuola non fosse sicura del proprio metodo, e fornisse a tutti gli studenti tanti programmi da noi preconfezionati buttandovi dentro ciascuno diversi materiali a caso, saremmo sicuri che – per statistica – alcuni dei nostri studenti supererebbero il concorso.
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Potremmo sponsorizzarsi dicendo allora che il nostro metodo funziona, perché “X, Y e Z hanno vinto il concorso”: in realtà, avremmo soltanto tirato ad indovinare, e, per statistica, con alcuni ci avremmo preso.
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Non è che abbiamo un buon metodo, potremmo anche mettere una scimmia a sorteggiare i materiali e sarebbe la stessa cosa.
Ma se riportassimo la statistica per intero, dovremmo dire: “X, Y e Z hanno vinto il concorso, mentre altre 997 persone che hanno frequentato la scuola non l'hanno passato”.
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Suona ben diverso: sareste ugualmente incoraggiati ad iscrivervi, sapendo che solo 3 persone su 1000 sono diventate notai?
Potremmo allora correggerci dicendo: “Dunque, l'X% dei nostri studenti è diventato notaio”. Questa statistica non è affetta dal survivorship bias, poiché tiene conto di tutti gli studenti, anche dei noi idonei.
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Ma sarebbe una statistica comunque inutile, poiché non spiegherebbe da che cosa dipenda l'insuccesso dei non idonei, che abbasserebbero la media dei risultati della scuola, e non garantirebbe davvero che la vittoria degli idonei dipenda dalla nostra intercessione.
Mettiamo che X, Y e Z abbiano vinto il concorso, mentre altre 7 persone – nostri alunni - non abbiano superato gli scritti: il 30% dei nostri studenti avrebbe vinto il concorso, e quindi una buona percentuale.
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Tuttavia, mettiamo che dei sette inidonei, 2 non si siano presentati agli iscritti per problemi personali, altre due persone si siano presentate ma non abbiano dato il massimo perché avevano la febbre, altri due si siano fatti espellere perché di loro iniziativa si sono appartati in bagno a parlare per venti minuti, e sono stati scoperti.
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L'ultimo candidato, invece, ha seguito di malavoglia le indicazioni della scuola, in quanto studiava per il concorso soltanto per non deludere il padre, che sognava per lui una carriera da notaio, e quindi ha svolto senza motivazione tre elaborati insufficienti. Che colpa avrebbe il metodo della scuola di questi insuccessi?
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Nessuna.
Quindi, a onor del vero, esclusi questi sette casi, il successo della scuola sarebbe del 100%, non del 30%.
Ma nemmeno questo è vero, poiché non possiamo garantire che le tre vittorie siano davvero conseguenze di un nostro ipotetico metodo miracoloso: X, ad es., potrebbe avere vinto perché, per un incredibile colpo di fortuna, in un ripasso disperato dell'ultimo minuto, aveva dato un'occhiata a tre tracce su un libro di simulazioni a caso acquistato di sua iniziativa, che si sono poi rivelate quasi identiche a quelle uscite al concorso: un vantaggio competitivo formidabile rispetto agli altri candidati.
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Y, invece, seduto in una zona poco sorvegliata dell'aula, ha ottenuto buona parte delle soluzioni dal vicino di banco, con il quale ha chiacchierato amabilmente per quasi tutto il tempo: un comportamento deplorevole e contrario alle regole, che avrebbe meritato l’espulsione, ma così non è stato.
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Z, dal canto suo, si era iscritto alla nostra scuola solo qualche mese prima degli scritti, per ripassare, ma si è preparato per anni in un'altra scuola, che ha lasciato a causa di alcuni dissapori con diversi compagni, dove però ha appreso più del 95% di tutti i suoi contenuti giuridici.
Quindi, abbiamo dato prova che i risultati nulla dicono circa la bontà della scuola nel farveli raggiungere.
Ma andiamo ancora oltre.
Sappiamo che il concorso è, dopotutto, non un obbiettivo, ma un mezzo: serve per abilitarci ad esercitare una professione specifica, quella del notaio. Soltanto questa è il vero obbiettivo.
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Dunque, a quale pro sbandierare statistiche che parlano soltanto del concorso – per quanto mirabolanti – se poi non si desse nessuna indicazione su come questi vincitori stiano svolgendo la professione notarile?
Non riesco di scorgere il senso di questo: passare il concorso non è nulla, se non permette di svolgere una professione con una buona qualità.
Nessuno vi darà un premio, nessuno vi pagherà per avere vinto il concorso.
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Come potete scoprire l’aula è importante, è l’obbiettivo primario su cui dobbiamo lavorare, ma non è tutto: esiste un dopo, una professione da svolgere, e serve una qualità per svolgere quella professione che non avrete mai tempo di recuperare, se non lo fate adesso.
Quando lo proverete sulla vostra pelle sarà troppo tardi, ed avrete raggiunto un obbiettivo tanto sudato ma per le vostre ambizioni probabilmente inutile.
Tutti questi esempi non hanno lo scopo di scoraggiarvi, ma soltanto di dimostrare che non esiste alcuna correlazione diversa dal sensazionalismo fra risultati della scuola, bontà del metodo e qualità della preparazione.
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E dato che, lo ribadiamo, la nostra filosofia se basa ESCLUSIVAMENTE su fiducia, credibilità e reputazione, non dobbiamo inculcarvi in nessun modo che il nostro metodo sia quello che dà più risultati per superare il concorso, se dopo avere letto con attenzione le spiegazioni fornite e visualizzato i nostri video di presentazione ancora non siete convinti:
Perché sapere quella informazione aggiuntiva non vi direbbe nulla, e farebbe venire meno la fiducia di noi in voi (vi iscrivereste solo soffiando sulla vostra voglia di ottenere la luna che vi stiamo mostrando in fotografia, ma non è che vi fidereste di noi) e la reputazione per noi (perché ricorreremmo a giochetti mentali per catturare la vostra iscrizione).
Non abbiamo trucchi od assi nella manica, e non vi getteremo fumo negli occhi con statistiche che si approfittano soltanto della vostra voglia di diventare notai.